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Quando molti anni fa iniziai a fotografare (e poi anche a filmare) veicoli in stato di abbandono, dal difficile recupero, ero solo agli inizi di un fenomeno, che molti anni dopo, prese il nome di “Barn Fiend” (in italiano ritrovamenti nel fienile).
Inizialmente queste esperienze le chiamavo “Ritrovamenti” (il fienile era troppo restrittivo se penso ai luoghi dove sono stato), solo successivamente usai il termine tipicamente avellinese “arrozzenute”, che aprì le porte al repertorio “Le Arrozzenute”, un mondo fantastico, ma allo stesso tempo drammaticamente reale, lo scrigno dei sogni di ogni appassionato.
Si definisce “Paparazzo” un fotografo intraprendente e spregiudicato, che va alla caccia di personaggi noti per riprenderli di sorpresa, soprattutto in momenti particolari della loro vita privata (tratto dal Vocabolario Treccani).
Questa particolare categoria di professionisti nasce alla fine degli anni cinquanta e in particolare Paparazzo era il cognome del fotografo personaggio del film, di Federico Fellini, “La Dolce Vita” del 1960.
In effetti i paparazzi hanno avuto il merito di raccontare la dolce vita, senza di loro la mondanità, con annesse le tipiche stravaganze, sarebbe stata fine a se stessa.
Tutto questo rispecchia perfettamente il nostro mondo alimentato dalla passione per i motori, una realtà che merita di essere raccontata con la stessa spregiudicatezza dei paparazzi, un mondo che per follia ed amore non è altro che “La Dolce Vita dei Motori”.
Chiunque potrà essere protagonista.
Buon divertimento.
Un “racconto” di motori ha sempre il suo fascino, anche i meno avvezzi alla nostra passione ne restano attratti e incuriositi.
Quando un racconto è correttamente circostanziato, richiamando date, luoghi e personaggi, allora diventa “storia”, diventa un tassello fondamentale nell’instancabile percorso quotidiano che unisce il passato al presente e al futuro. Solo in questo caso la dinamica del racconto trasforma le informazioni disponibili nella cronaca di quanto realmente ha avuto luogo.
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