Vito Inglese di Lapio, la sua passione per la meccanica darà vita alla Rettifica Motori Partenio operativa ad Avellino
“Ai Cari Genitori, questa è la mia macchina”. Era la fine del 1959 quando Vito Inglese inviava, da Revere (Stati Uniti), ai genitori residenti a Lapio (Av) la foto pubblicata a margine dando così una prova tangibile del benessere ormai raggiunto. La città di Revere, si trova nella contea di Suffolk, nello stato del Massachusetts, adiacente alla città di Boston. La foto, che ancora oggi riporta la succitata dedica, ci restituisce una Renault Dauphine acquistata usata, per settecento dollari, presso un’officina poco distante dalla sua abitazione. Lo sfondo ritrae la suggestiva baia di Massachusetts, quasi a collegarsi idealmente con l’altra parte dell’Oceano, quella parte che costeggia l’Europa. Questa era la prima automobile di Vito, anch’essa europea, aveva la particolarità del cambio manuale, già a quei tempi un’eccezione nel parco macchine americano dove il cambio automatico era la normalità. La guida di un’automobile con cambio manuale richiedeva una patente di guida superiore. Vito quando arrivò in America, aveva, fra l’altro, il pallino di guidare gli autocarri. Proprio per questo motivo prese subito la relativa patente che lo abilitava anche alla guida di automobili con cambio manuale. Allora l’esame di guida gli fu fatto da una avvenente istruttrice che lo impegnò su una salita molto ripida nella partenza da fermo, un classico per l’ottenimento di quel tipo di patente. Superata la prova non ebbe alcuna difficoltà al rilascio della patente. Successivamente La Dauphine fu seriamente danneggiata, insieme a tutte le altre auto che erano parcheggiate nella strada davanti casa, da un automobilista ubriaco. La riparò sommariamente per tenerla fino al 1962, anno in cui ritornò per la prima volta in Italia.
LE ORIGINI
Vito Inglese, nasce a Lapio nel settembre del 1937, il papà Luigi era originario di Taurasi (Av), mentre la mamma Cleonice Carbone era originaria di Lapio. Poco prima di compiere ventidue anni, nell’aprile del 1958, si imbarca da Napoli alla volta di New York. In Italia, prima di partire, aveva già ottenuto anche la doppia cittadinanza americana, privilegio che poteva sfruttare fino al compimento del ventiduesimo anno di età, limite oltre il quale si sarebbe reso automaticamente disponibile al servizio di leva obbligatorio sul territorio italiano. L’Anno Santo del 1950, generò l’occasione per avere ospiti a Lapio due fratelli (e relative famiglie) della nonna materna di Vito. Uno dei due fratelli era un ricco barbiere (Antonio Iovine) di Boston, mentre l’altro lavorava in una fabbrica di gomma per scarpe. Entrambe le famiglie erano benestanti e non rinnegavano le loro origini lapiane. La mamma di Vito, nata nel 1901, era partita molto piccola per l’America per poi ritornare in Italia a diciotto anni. Qualche anno prima del 1958, Carmine Luciano, cugino e coetaneo di Vito (nonché fratello di Mario Luciano per anni patron della Bmw irpina), partì per Boston perché adottato da Ermelindo Iovine, zio di entrambi i ragazzi. La bella esperienza a Lapio con i parenti americani durante l’Anno Santo, la partenza definitiva del cugino Carmine Luciano e la scarsa disponibilità di lavoro nel paese natale, fecero maturare in Vito la volontà di partire: la meta prefissata era naturalmente Boston, l’obiettivo era quello di guadagnare abbastanza soldi sufficienti a tornare in Italia per aprire un’attività meccanica in proprio. Nove giorni di nave lo portarono a New York dove ad aspettarlo c’erano i suoi parenti d’oltre oceano e il cugino Carmine Luciano, compagno di gioventù nei migliori anni trascorsi a Lapio. Quando arrivò in serata nella fredda Boston, il cugino Carmine gli mostrò un’enorme distesa bianca e gli disse che quella distesa era il mare coperto dalla neve: lo stupore di Vito fu enorme.
L’AMERICA
La sua prima occupazione nel nuovo continente fu presso una fabbrica di bicchieri monouso di “carta” dove lavorava, con la mansione di segretaria, Elena Iovine figlia del barbiere Antonio Iovine. Mentre, Gemì il capo del personale era di origini italiane. Questo impiego durò poco perché il pallino di Vito era la meccanica, infatti in Italia aveva preso la qualifica di tornitore frequentando, presso l’Istituto Tecnico di Avellino, i tre anni di avviamento e i due anni successivi di tecnica con particolare attenzione all’uso dei torni e alle forme per fonderia. Successivamente andò a lavorare, per un breve periodo, presso un’azienda che produceva lucidatrici per pavimenti e aspirapolvere con annesso bidone. Poi in una fabbrica che produceva utensili per torni destinati alla produzione di lampadine al neon. Infine, dopo tanto vagare, raggiunse il suo obiettivo lavorando per la Lawson, un’azienda privata che produceva esclusivamente commesse per il governo americano. Qui il giovane Vito darà sfogo alla sua passione per la meccanica, acquisendo una formazione e competenza che ad Avellino faranno la differenza per i clienti della futura Rettifica Motori Partenio. La Lawson produceva pezzi per aerei e per l’Apollo, tutto si svolgeva sotto il segreto di stato. Ogni dipendente realizzava un pezzo o un intero meccanismo senza conoscerne il fine ultimo. Nel 1962 tornò in Italia, senza mai perdere i contatti con la tanto amata Lawson. Si sposa con la giovane Restituta Carbone di Lapio. I pochi mesi programmati lontani dalla azienda aeronautica diventarono oltre un anno, questo per dare assistenza al padre ormai malato. Nel 1963 rientra in America alla Lawson dove lo attendevano nonostante il lungo periodo trascorso in Italia. Pochi mesi dopo viene emanato, dagli uffici competenti, l’atto di ricongiungimento, che consente alla giovane moglie di raggiungerlo a Boston, dove nasceranno Ivana e Luigi (Claudia nascerà in Italia nel 1978). Dal 1963 al 1971 la famiglia Inglese dimorò presso una villetta bifamiliare a Boston. Questa struttura era stata acquistata da Vito che nel frattempo si era fatto strada alla Lawson passando alla delicata realizzazione degli utensili che poi venivano usati nell’esecuzione dei manufatti interni. In quel periodo si avvicenderanno due vetture di famiglia di marca Chevrolet, entrambe acquistate usate. I bambini crescevano, nel 1971, Ivana, frequenta la scuola materna. Se i programmi della famiglia Inglese erano quelli di ritornare stabilmente in Italia era quello il momento giusto per prendere la decisione definitiva. Infatti, a breve i bambini avrebbero dovuto iniziare le scuole (elementari) a Boston rendendo un successivo rientro in Italia più difficoltoso.
LA RETTIFICA MOTORI PARTENIO
Al rientro in Italia la famiglia italo-americana andò a vivere, inizialmente, al centro di Lapio con la mamma di Vito nel frattempo divenuta vedova per la scomparsa del marito Luigi. Dunque, nel 1971 iniziava la seconda fase dei progetti di Vito: realizzare un’attività in proprio con i soldi messi da parte durante la proficua attività svolta in America. La realizzazione di un’officina meccanica di rettifica rappresentava l’attività che meglio avrebbe remunerato la grande esperienza che Vito aveva maturato negli anni di attività svolti alla Lawson. Nel 1971 ad Avellino erano già presenti due rettifiche, ma la strada da intraprendere era ormai stabilita. A quel tempo Mario Luciano (successivamente diventerà concessionario BMW prima per Avellino e Provincia e poi anche per Benevento e provincia) aveva l’officina alla fine di Via Tenente Corrado. Da lì partì l’idea per quel locale disponibile a Via Guarini, 64/Z (oggi Via Tranquillino Benigni, 15) di proprietà dell’ing. Silvestro: acquistandolo, Vito diede inizio alla lunga storia della Rettifica Motori Partenio operativa ancora oggi negli stessi locali a cura del figlio Luigi. Al rientro in Italia la prima macchina di Vito fu una Fiat 850 familiare acquistata tramite un parente di Roma, subito dopo fu la volta di una NSU Prinz propostagli da Mario Luciano che nel frattempo aveva instaurato ufficialmente rapporti con la NSU–Audi. Inizialmente la rettifica Inglese trattava solo la revisione di tamburi freno e testate, mentre i locali erano destinati, per la metà della superficie totale, alla transitoria attività di autorimessa. Per Vito, nuovo nell’ambiente dei meccanici avellinesi, l’inizio non fu semplice. Utile fu il supporto di Mario Luciano e del pompista Ughetto (anch’egli di Lapio e cugino di Vito) operativo in Via degli Imbimbo nei pressi della Sip (Società Italiana per l’Esercizio Telefonico). Dopo i primi tre anni i risultati furono lusinghieri, tanto da convincere Vito ad ampliare l’offerta delle lavorazioni presenti in Via Guarini. Fra gli altri ampliamenti la Partenio aprì alla delicata lavorazione della rettifica dell’albero motore. Questa operazione, per la sua natura e delicatezza era sconosciuta a Vito, che si avvalse della preziosa collaborazione di Nicola Corbo di Pratola Serra (Av) che, insieme al fratello Mario, era titolare di un’officina meccanica a pochi metri dalla sede della Rettifica. Nicola aveva lavorato in Svizzera come fresatore e fu inviato, dalla Rettifica Partenio, per diverse settimane presso una grande rettifica di Napoli al fine di imparare la difficile arte della rettifica dell’albero motore. Dal duemila la staffetta della gestione è passata a Luigi, figlio di Vito, che continua l’attività in linea con i principi che hanno portato alla nascita della Rettifica Motori Partenio. Vito, dopo tanti anni, tracciando il bilancio della sua vita può ritenersi soddisfatto del percorso fatto, consapevole di aver portato a termine quelli che erano i suoi sogni da ragazzo. La sua sete di meccanica, originatasi al centro di Lapio nella bottega del “ferraro” Benito Meoli, accresciuta poi dalla trebbiatrice meccanica di papà Luigi (prima a karosene e poi trasformata in diesel), ha potuto nutrirsi presso una delle più esclusive aziende americane per poi concretizzarsi nella favolosa esperienza della Rettifica Motori Partenio. Frequentando, oggi, la sede storica di Via Tranquillino Benigni, 15 (ex Via Guarini, 64/Z), si percepisce in pieno il fascino dei motori, nella loro essenza più intima, nonché l’approccio professionale che ormai si fonda su una lunga e vasta tradizione. Oggi la tradizione motoristica continua con Luigi Inglese presso la Rettifica e con Vito Junior Inglese presso gli stabilimenti Lamborghini di Sant’Agata Bolognase (BO), mentre la terza generazione, oltre che con Vito Junior, continua con Emiliana Inglese, Ottavia Carbone e Ludovico Carbone.
Eugenio Avitabile
Ricerca storica già pubblicata su “Il Corsivo” Settimanale dell’Irpinia a cura dello stesso autore. Edizione cartacea Numero 24 Anno 1 del 26 settembre 2015.
Si ringraziano
Vito Inglese di Lapio (Av);
Luigi Inglese di Lapio (Av).



