La rara NSU 1000 C
In quel periodo l’importatore italiano aveva sede a Padova. L’offerta per gli automobilisti italiani partiva dalla bicilindrica Prinz 4L per poi “salire” con la 1000C, le sportive TT e TTS fino alle 1200 e 1200C, quest’ultima offerta anche con cambio automatico. Tutte le soprarichiamate vetture avevano la caratteristica comune di essere delle berline tre volumi a due porte con motore posteriore e conseguente trazione posteriore. Tutte, ancora, erano caratterizzate da una forma simile della carrozzeria detta “a saponetta”: le 1000C, TT, TTS, 1200 e 1200C avevano la stessa scocca a differenza della Prinz 4L dotata di una scocca simile, ma più piccola. Ma la vera novità della NSU di quel periodo era la rivoluzionaria Ro80, berlina quattro porte dotata di motore rotativo (birotore) Wankel, proprio questa vettura decretò la rovina della NSU che successivamente finì per orbitare intorno all’Audi.
Tornando alle vetture più convenzionali della Casa tedesca, quelle che ne avevano decretato il successo, la più diffusa era la Prinz 4L, una bicilindrica da 598 cc. Mentre la vettura del nostro servizio è una più rara NSU 1000C spinta da un propulsore quattro cilindri da 996 cc capace di erogare una potenza di 39,5 CV (DIN) a 5500 giri/min.
Le condizioni in cui si trova l’auto sono abbastanza serie, ma non da decretarne una frettolosa demolizione. Proprio la rarità in Italia, potrebbe essere un valido motivo per ripristinarla, vista anche la presenza delle prime targhe.
Quasi tutti i particolari di carrozzeria e degli interni sono presenti. La scocca non mostra ruggine passante, la ruggine ha preso superficialmente solo parti accessorie della carrozzeria. Gli interni possono essere ripresi. La meccanica non dovrebbe essere difficile da riprendere.
Comunque questa NSU 1000C attende ancora con pazienza quella che sarà la sua sorte. Speriamo di rivederla circolare nuovamente per strada.
Eugenio Avitabile



