Giuseppe Corvino di Avellino e la sua Fiat 500 A targata AV2933

Ad Avellino, una delle tante storie che caratterizzarono un particolare periodo della nostra Nazione, quando la viabilità, da pochi anni era già passata dal cavallo all’automobile.

Alla fine dell’ottocento Antonio Corvino, originario di Foggia, in qualità di grossista di generi di monopolio, riforniva la zona di Avellino ed Atripalda di sale ed affini. La sua attività che aveva base a Foggia richiedeva necessariamente la gestione di cavalli di proprietà, unico mezzo allora che consentiva il trasporto da Foggia ad Avellino, percorso molto insidioso a causa dei notevoli dislivelli di cui è caratterizzata la nostra Irpinia. Ai primi del novecento, decidendo di stabilirsi ad Avellino e rinunciando al trasporto di generi da monopolio, chiese la licenza di Tabaccheria: gli venne, così, concessa la licenza n° 3. Da allora la sede storica della Tabaccheria Corvino sarà a Corso Vittorio Emanuele II, al civico 22, attività ancora oggi esistente e portata avanti da un’altra Famiglia avellinese. Fra i prodotti di monopolio venduti si fecero subito largo i prodotti di toletta, saponette, brillantina, sapone da barba, lamette e rasoi tutti generi a supporto dell’attività della tabaccheria. Inoltre, nel sotto scale dell’abitazione di Antonio Corvino e Giuseppina Della Bruna (originaria di Avellino) sita al primo piano sopra la tabaccheria, si producevano lumini da illuminazione domestica. Alla fine degli anni venti Antonio Corvino decise, quale investimento per il futuro, di costruire un palazzo a tre piani in Via Partenio, strada, questa, collegata alla tabaccheria dalla comoda Via Mazas. Caratteristica di questa struttura, che fu terminata nel 1932, erano le due stalle site sul margine sinistro del cortile interno, al primo piano delle stesse, invece, era stato realizzato l’alloggio del custode. Il perimetro del cortile interno era completato da un grande capannone alle cui spalle c’era il giardino di famiglia caratterizzato dalla presenza di un grande albero di noci. La conformazione di questa nuova struttura, che solo nei primi anni vide l’utilizzo della stalla quale stalla pubblica per il ricovero di cavalli non fu e mai utilizzata da attività commerciali gestite della famiglia Corvino. A tal proposito è utile riflettere sul fatto che nel 1932 la Fiat si accingeva a presentare la 508, l’utilitaria poi ribattezzata dal pubblico “Balilla”, e che proprio quella zona della nuova struttura realizzata da Antonio Corvino originariamente destinata ai cavalli diventerà, già negli anni trenta, la sede di una delle più moderne officine meccaniche di Avellino, quella di Gastone Basagni (senior) la cui famiglia era originaria della Toscana. Un segno dei tempi la progressiva, ma altrettanto rapida, evoluzione della mobilità dal cavallo all’automobile. Ma ad Avellino era anche l’anno della V edizione del Circuito Principe di Piemonte, l’anno che vide la partecipazione anche di Tazio Nuvolari su Alfa Romeo 2300 8C della Scuderia Ferrari. 

E’ in questo contesto che rappresentiamo, attraverso la foto pubblicata a margine, l’unica vicenda automobilistica di Giuseppe Corvino (detto Don Peppino) figlio di Antonio. Sin dalla giovane età (negli anni ’20) il piccolo Giuseppe aveva il compito di consegnare e ritirare il cavallo di famiglia presso la stalla pubblica sita ad Avellino al Corso vittorio Emanuele nei pressi del negozio di tessuti Passaro. Successivamente durante il servizio di leva, a Napoli nei pressi di Corso Malta, Giuseppe prese il brevetto di Autiere. Il passo successivo si ebbe al rientro dal servizio di leva, quando la madre Giuseppina Della Bruna (nel frattempo divenuta titolare della tabaccheria a seguito della scomparsa del marito Antonio) gli regalò una Fiat 500 A usata con un paio di anni di vita. Allora per i giovani automobilisti avellinesi c’era l’usanza di raggiungere Montevergine con la tanto attesa automobile. La classica cornice, della foto di rito, erano le rocce chiare della montagna sacra. La vettura seguendo la provincia di residenza del proprietario fu targata AV2933 e senza ombra di dubbio rappresentava una delle massime aspirazioni dei giovani di allora. Infatti, la Fiat 508 “Balilla” del 1932, pur mostrando gli aggiornamenti aerodinamici del 1934 era da considerarsi arcaica rispetto alla “filante” 500 A presentata nel 1936. 

Analizzando nei dettagli la foto si scorge un’automobile nel pieno del suo fascino: guida a destra (caratteristica di alcune 500 A), livrea nera (unico colore disponibile per la 500 A), tetto apribile (la 500 A era prodotta anche nella versione chiusa, berlinetta, variante che ebbe scarso successo). Inoltre, l’auto era dotata di accessori, per l’epoca molto costosi, come i paraurti anteriore e posteriore con rostri e cerchi forati al fine di migliorare il raffreddamento dei freni a tamburo, sempre insufficienti alle peripezie imposte dalle condizioni precarie delle strade di allora. Da notare anche l’abbigliamento del giovane Giuseppe, stivali di cuoio e pantaloni con la circonferenza di gamba molto ampia, un atto di riverenza nei confronti dei conducenti di automobili degli anni venti. A completare il quadro, camicia bianca, fresca di bucato, un modo di vestire che completava quella autorevole emozione di possedere ed utilizzare un’automobile negli anni trenta. La foto evidentemente rappresenta un momento gioioso della vita di Giuseppe Corvino mentre si accinge a dare un aiuto all’attività intrapresa dal padre e successivamente portata avanti dalla madre e dal fratello Raffaele. Un impegno che si rivelerà una miniera di ricordi per la nostra città e la nostra provincia. Infatti, la frequentazione con l’amico di famiglia Antonio Barzaghi (con molta probabilità autore della foto pubblicata), determinò quel felice filone di cartoline edizioni ANCOR (acronimo di Antonio Corvino) scattate da Antonio per poi essere stampate dalla Cesare Capello di Milano (Cecami). La compagnia del Corso di Avellino era, inoltre, composta da Alberto Pepere, Pasquale Acone, Enrico ed Alberto Palumbo e da “Peppo ‘o curto” impiegato alle Poste centrali di Avellino. Giuseppe Corvino, classe 1911, utilizzava la sua vetturetta (si fa per dire) sostanzialmente per diletto, mettendola a disposizione per le rare necessità della tabaccheria, sempre più profumeria, tanto che nel 1956 al civico 26 di Corso Vittorio Emanuele II nasce, sganciandosi dalla tabaccheria, la “Profumeria Corvino”. L’espressione spensierata e gioviale della gita a Montevergine (si presume nel periodo 1938 – 1939) fu presto messa in ombra dal secondo conflitto mondiale che non risparmiò la “Topolino” del nostro racconto. Le storie erano inverosimilmente le stessa da un estremo all’altro d’Italia, le esigenze e l’utilizzo di queste piccole automobili era provvidenziale nel risolvere i grossi problemi della vita quotidiana. Il 10 aprile del 1940 Mussolini entra in guerra, il giovane Giuseppe Corvino viene richiamato alle armi per ben due volte portando a ben otto gli anni della sua vita destinati all’ambiente militare fino a trascorrere un anno in Abissinia dove contrasse la malattia tropicale derivante dal parassita Ameba. Nel frattempo la 500 A era ricoverata presso l’officina Basagni. Dopo la caduta di Mussolini e l’armistizio del capo di governo Pietro Badoglio, l’8 settembre 1943, come avvenne in molte parti d’Italia, si decise di nascondere anche la “Topolino di Casa Corvino” pensando di proteggerla dalla devastante ritirata dei tedeschi che durante questo periodo razziavano ogni cosa utile ad agevolare la loro fuga verso la Germania. La 500 A distinta dalla targa AV2933 fu letteralmente murata in una delle stalle della proprietà Corvino, ormai concesse all’officina di Gastone Basagni (attività che continuerà nella stessa struttura fino al 1982 dal figlio Gastone “Junior”). Murata l’auto i Corvino si rifugiarono, sempre ad Avellino, a Contrada Picarelli presso una famiglia di contadini. I tedeschi riuscirono a fiutare l’auto, forse per l’intonaco del muro ancora fresco, e la requisirono, non lasciando più alcuna traccia del veicolo stesso. Giuseppe Corvino, grazie al rifugio di Contrada Picarelli, riuscì a non subire l’ira dei soldati tedeschi che in certe circostanze non risparmiavano l’uso delle loro assordanti mitragliatrici. Giuseppe Corvino, morì nel 2005 a novantatré anni fra l’affetto dei suoi cari. Da quando si vide barbaramente sottratto il suo primo sogno di gioventù non ha più guidato, né posseduto un’auto, pur continuando a rinnovare la sua patente C presa da Autiere. Per vedere un’altra auto in casa Corvino (Giuseppe) bisognerà attendere il 1964, ancora una Fiat 500 ma questa volta una “F” in livrea celeste, molto di moda all’epoca, fortemente voluta da Sandro Corvino, figlio di Giuseppe e fratello di Leandro e Piero.

Eugenio Avitabile

Si ringrazia Piero Corvino di Avellino    

Ricerca storica già pubblicata, dallo stesso autore, su “il Corsivo” – Anno 1 – Numero 15 del 25 luglio 2015

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