Due Giulia 1300 T.I. per Nino Valentino di Monteforte Irpino
Le origini delle vicende automobilistiche di Giovanni (detto Nino) Valentino di Monteforte Irpino (Av) riprendono a distanza di anni il valore tecnico, commerciale e sociale della Giulia, uno dei modelli costruiti dall’Alfa Romeo che ha lasciato il segno.
I ricordi oggi rappresentati da Giovanni delineano chiaramente i tratti della passione che questa particolare vettura riusciva a generare anche nei confronti di quegli automobilisti che guidavano per sola necessità.
Giovanni Valentino nasce a Monteforte Irpino (Av) nel marzo del 1934, il suo avvenire sarà legato, come vedremo, alle Poste Italiane. La sua carriera inizia nel 1962 (il 27 giugno dello stesso anno l’Alfa Romeo presenta sull’Autodromo di Monza la rivoluzionaria Giulia T.I.) quando partecipa al concorso nelle Poste vincendolo e affermandosi fra i primi. La favorevole posizione raggiunta in graduatoria gli consentì di scegliere quale sede definitiva quella di Firenze. In prima battuta prese servizio a Forlì portando positivamente a termine un breve periodo di prova. Durante questo periodo il giovane montefortese trascorreva momenti sereni. Nella sua compagnia c’erano l’amico Nicola Marra di Bari, Giuseppe Iannasso di Maddaloni (Ce) e Ferdinando Imposimato di Maddaloni (Ce), allora Commissario di Pubblica Sicurezza che si accingeva a fare il concorso nella Magistratura. Allora Nino aveva a disposizione la sua “Fiat 500 D” acquistata nuova, con la quale partì da Monteforte. Infatti, proprio con questa piccola “utilitaria” nei primi anni di lavoro dalla Toscana raggiungeva Monteforte Irpino per trascorrere periodi di vacanza più o meno lunghi. Però nei primi due anni di lavoro la sua posizione nelle Poste Italiane era andata delineandosi positivamente, tanto da prospettare un futuro d’impegno, ma anche di successo, un risultato lusinghiero che gli consentì di guardare oltre la piccola 500 D.
LA PRIMA GIULIA 1300 TI
Tale prospettiva si manifestò concretamente nel 1965 con l’acquisto di una Giulia 1300 TI (Turismo Internazionale). La Concessionaria Alfa Romeo di Firenze si trovava in Viale Europa, un’organizzazione eccellente che rispecchiava il successo nazionale ed internazionale che la Casa del biscione stava riscuotendo. La livrea scelta, Verde Muschio Chiaro (AR-227), fu la naturale conseguenza dell’attrattiva creatasi dalla presenza di una delle Giulia esposte nel salone dell’Alfa fiorentina. Trentunenne, con un futuro ormai promettente, Nino, si concedette la libertà di spendere 1.400.000 di vecchie lire. Prima di acquistare l’auto la concessionaria gli concedette la possibilità di provarla su strada, al suo fianco, durante la guida, il responsabile della Concessionaria fiorentina. La prova fu straordinaria, ma la decisione di portare a casa, in Via Lupo (Firenze), una Giulia era già stata presa a prescindere dall’esito della prova. Ordinò la macchina prima della primavera per averla poi consegnata dopo circa tre mesi, all’inizio dell’estate. La versione T.I. che si aggiungeva nel listino Alfa Romeo alla versione base (la 1300) della Giulia fu presentata nello stesso anno nel mese di febbraio. La scelta di un’Alfa Romeo fu conseguenza di una serie di giuste convinzioni. Da sempre la Marca milanese era sinonimo di prestigio, affidabilità, ottima tenuta di strada e non ultimo del piacere di guida. Si parlava bene del cambio, in particolare dei suoi innesti precisi e veloci. Inoltre, Per Nino, sin da ragazzo, l’Alfa Romeo era l’eccellenza, l’auto sportiva ed elegante allo stesso tempo. In concessionaria al momento della scelta del modello la Giulia 1300 TI era quella che meglio rispecchiava le esigenze e le possibilità del giovane dirigente. Passare a cilindrate superiori (Giulia 1600) significava già da subito un impegno maggiore. Il “Verde Muschio”, della Giulia scelta, forse inconsciamente ricordava il verde dell’Irpinia, il verde dei monti di Monteforte. Sin dalla prima notte l’auto fu “alloggiata” in strada sotto casa. A Firenze non c’era, e non c’è, la preoccupazione dei furti d’auto. Il primo week end utile segnò la prima trasferta fuori porta a bordo della nuova vettura. Destinazione Monza dove si trovava la fidanzata Mariaelisabetta (detta Elisabetta) Santulli, anch’ella di Monteforte Irpino, impegnata nel seguire un corso di specializzazione per l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole agrarie. In quella circostanza Nino fu portato quasi naturalmente a visitare l’Autodromo di Monza da sempre legato alle vicende agonistiche dell’Alfa Romeo. In effetti, proprio in quel luogo, il 27 giugno del 1962, fu presentata ufficialmente alla stampa l’innovativa Giulia 1600 TI (la capostipite dei modelli Giulia). Durante il viaggio, da Firenze a Monza (e ritorno) la Giulia di Nino manifestò tutte le sue grandi doti di stradista. Poco dopo anche per questa 1300, come avveniva per gran parte delle vetture acquistate nuove, si sostituì, a stretto giro, la griglia anteriore a due fari con quella a quattro fari della versione 1600. Nel frattempo il neo Alfista svolgeva la funzione di Vice Direttore all’Ufficio di Firenze Poste Ferrovia, quel caotico e difficile settore che vedeva la corrispondenza di ogni genere organizzata in partenza e in arrivo sui vari convogli ferroviari. L’abitazione era al centro di Firenze, ancora in Via Lupo, nel quartiere San Nicolò nei pressi del Ponte San Nicolò. Quindi, la Giulia, raramente veniva usata per andare a lavoro ed essere parcheggiata nel perimetro della stazione ferroviaria. Generalmente l’Alfa veniva usata per le gite domenicali con gli amici, La Spezia, Massa Carrara, un mezzo valido per esplorare fondamentalmente la Toscana. Nell’estate del 1965 rientrò per le vacanze a Monteforte Irpino, naturalmente a bordo della sua nuova berlina. Fu un momento particolare, non rientrare in paese non con la già invidiabile 500 D, ma a bordo di una delle automobili più ricercate del momento, la nuovissima “Giulia 1300 TI”.
Successivamente sempre nelle Poste, rivestì la “funzione di incarico di ispezione amministrativa”. Con questo nuovo incarico la Giulia assunse un ruolo centrale vista la necessità di muoversi tempestivamente in missioni per ispezioni lampo. Questo genere di lavoro lo vedevano anche intervenire con una certa urgenza dopo le rapine di cui erano oggetto allora gli uffici postali di Firenze e provincia. Se le rapine rivestivano un cinque per cento delle ispezioni totali tutto il resto era dovuto ad ispezioni fondamentalmente contabili.
L’ALLUVIONE DI FIRENZE
Durante la notte del quattro novembre 1966 si manifestò il tragico evento che ancora oggi ricordiamo come l’alluvione di Firenze. La Giulia targata FI114215 durante quella notte, in via eccezionale, si trovava parcheggiata nel garage sotterraneo della Direzione Provinciale delle Poste di Firenze, in Via Pietrapiana. Dopo una settimana dall’alluvione i Vigili del Fuoco riuscirono a rendere parzialmente praticabile il garage. Senza scendere, ma da una rampa di scale, Nino riuscì a riconoscere la sua Giulia, questa non aveva riportato ingenti danni, come era avvenuto per altre auto presenti in strada ormai non più riconoscibili. Le Forze dell’Ordine non davano la possibilità di avvicinarsi alle vetture disastrate. Certo che se durante quella notte anche la Giulia si fosse trovata parcheggiata in strada, come era abituale nei pressi del ponte San Nicolò, Nino non avrebbe mai più avuto la possibilità di rivedere la sua prima berlina. Quella fu l’unica volta che rivide la sua Giulia, in quanto successivamente tutte le auto disastrate furono organizzate in determinate strade di Firenze e di lì trasferite in un centro di raccolta appositamente predisposto. Del resto il lavoro, in quel particolare momento per Firenze, impegnava Nino dalle sette del mattino fino alle ventidue. Quel nefasto evento fu una calamità talmente grande per la città e la provincia che le auto danneggiate assumevano un ruolo marginale. Come dirigente delle Poste Italiane Valentino partecipava attivamente a rimettere in ordine i molti uffici postali compromessi dall’alluvione. Intanto, la macchina fu dichiarata alluvionata, quindi inutilizzabile.
LA SECONDA GIULIA IDENTICA ALLA PRIMA
In quella particolare occasione l’Alfa Romeo lanciò a Firenze una campagna promozionale, orientata al ritiro dell’auto distrutta e al riconoscimento di un contributo di 300.000 lire, più altri sconti dal prezzo di listino, a fronte dell’acquisto di un’auto nuova. Nei primi giorni del dicembre 1966, Nino, si reca presso la stessa concessionaria di Viale Europa per ordinare una seconda Giulia 1300 TI identica a quella precedentemente acquistata. Gli fu consegnata nel marzo 1967 con qualche settimana di ritardo rispetto alla normale routine. I fiorentini risposero positivamente alla mano tesa dall’Alfa Romeo dando origine ad un ingente ordine di auto nuove. Acquistare dopo poco più di un anno una macchina nuova identica alla precedente fu come avere una rivincita su tutto quello che era successo.
Il tre settembre del 1967 Giovanni Valentino sposa, a Monteforte Irpino (Av), la giovane Elisabetta Santulli (una delle quattro figlie di don Vincenzo, il farmacista dello stesso paese). La seconda Giulia farà da protagonista durante tutto il viaggio di nozze sin dall’uscita dell’allora Ristorante Sofia sito ad Avellino in Via Tagliamento. Il viaggiò durò un mese: una piccola tappa di due giorni nella loro futura casa di Firenze, per poi partire alla volta della Costa Azzurra, Monte Carlo, Perpignac, Barcellona, Madrid, Toledo e Valenzia.
Nel 1969 nascerà Fiorenzo, mentre nel 1975 sarà la volta di Massimo. Entrambi i maschietti di famiglia hanno vissuto la loro fanciullezza a bordo della Giulia fino a quando, nel 1978, si decise di cambiare auto, scegliendo una Opel Rekord 2.3 D, un’auto molto in voga in quel periodo. Questa esigenza non fu dettata dalle condizioni, comunque ancora ottime, della Giulia, ma da esigenze di famiglia. L’acquisto di una roulotte inizialmente trainata dalla Giulia aveva bisogno di un “cavallo da traino” più che di un’auto veloce è sportiva come la berlina di Arese. E proprio perché le Alfa Romeo erano considerate da Nino delle vetture sportive e di classe la scelta della nuova auto ricadde su una macchina che esprimeva sostanzialmente altre caratteristiche rispetto alla Giulia.
LA VENDITA DELLA SECONDA GIULIA
Se la seconda Giulia era nata ad Arese e venne venduta nuova a Firenze, questa andò per finire la sua carriera a Monteforte Irpino. Infatti, nell’agosto del 1978 durante le vacanze nel piccolo centro irpino, Nino acquistò, a Sant’Angelo dei Lombardi, due cassettoni antichi dell’800 napoletano. Per il successivo trasporto a Firenze fu interessato Antonio Bianco (detto Pugliella) di Monteforte. La Giulia era ancora splendida, ma non adatta al traino della roulotte da un capo all’altro d’Italia. L’interessamento del trasportatore alla ancora avvenente Alfa fece pattuire per il suo acquisto trecentomila lire più il trasporto dei cassettoni fino a Firenze. Ed ecco che durante il mese di settembre del 1978 la Giulia scese da Firenze con alla guida il nuovo proprietario. Da allora Nino non ha saputo più nulla dell’auto, neanche durante le sue vacanze irpine dell’anno successivo (1979). Dopo la Opel Rekord, Nino acquistò ancora una Renault Megane Scenic che usa ancora oggi e con la quale percorre il suo “binario” della linea Firenze – Monteforte Irpino inizialmente tracciato a bordo della sua prima Fiat 500 D. In quattordici anni di Giulia (sempre 1300 TI nella livrea Verde Muschio Chiaro) non ha mai avuto di che lamentarsi. Solo una volta, sulla seconda vettura, dovette sostituire la pompa dell’acqua. Oggi resta il rimorso di non aver conservato la Giulia post alluvione, quella del matrimonio e dei suoi figli Fiorenzo e Massimo e che poi si sarebbe potuta tramandata ai nipoti Giovanni, Margherita e Valerio.
Tuttavia, l’Alfa e gli Alfisti possono viaggiare nello spazio e nel tempo, tanto che Nino ha potuto rivedere e guidare le due sue Giulia grazie ad una vettura gemella sopravvissuta al tempo, ma di questa emozione parleremo in un prossimo servizio.
Eugenio Avitabile
Ricerca storica già pubblicata su “Il Corsivo” Settimanale dell’Irpinia a cura dello stesso autore. Edizione cartacea Numero 26 Anno 1 del 10 ottobre 2015.
Si ringraziano
Giovanni (Nino) Valentino e Mariaelisabetta (Elisabetta) di Monteforte Irpino (Av)
Aggiornamento del 30 marzo 2026
Giovanni (Nino) Valentino: Carissimo Eugenio, una commozione grandissima mi ha preso il cuore. Un ricordo nostalgico di incredibile effetto che terrò stretto nel mio cuore. Grazie. GRAZIE GRAZIE. UN ABBRACCIO FORTE E AFFETTUOSO A TE.







