Nicolino Di Pietro e l’Arte della Meccanica
LE ORIGINI
Fino al secolo scorso, nei comuni della nostra provincia a prevalente attività agricola, esisteva la figura del “Fiduciario degli Agricoltori”. Agli inizi del ‘900 a Melito Irpino questo delicato incarico era svolto da Carmine Di Pietro originario del piccolo comune irpino. Erano i tempi del Podestà quando il Fiduciario gestiva tutti i movimenti agricoli che avvenivano nel paese: dall’organizzazione della manovalanza agricola alla movimentazione dei diversi raccolti che si susseguivano nei diversi momenti dell’anno. Carmine Di Pietro era anche titolare della “Trattoria Di Pietro” che si trovava al centro del paese in Via Isonzo (Trattoria ancora attiva). Il primo figlio di Carmine, Pasquale, vide la luce il ventotto ottobre del 1922, il giorno della marcia su Roma. Mentre il secondogenito, Nicolino, nacque l’undici settembre del 1926. Visto il nostro interesse verso i motori vogliamo rappresentare la storia di Nicolino, che incontrammo a Melito Irpino: un giovanotto di novanta anni che, come vedremo, dobbiamo necessariamente considerare un pioniere della meccanica non solo per il Melito Irpino.
LA PASSIONE PER LA MECCANICA
Il giovanissimo Nicolino, pur non avendo particolari riferimenti in famiglia, inizia ad alimentare la sua passione per la meccanica, papà Carmine non lo ostacola, anzi asseconda questo suo interesse. La trattoria era un vero e proprio punto d’incontro per quanti stazionavano a Melito per lavoro o per vacanza potendo anche disporre di due camere al piano superiore della struttura presente al centro del paese.
Casa Di Pietro condivideva una grande amicizia con la famiglia Ippolito (Francesco) di Bellizzi Irpino, una famiglia molto facoltosa, pare di costruttori. Pochi mesi prima di compiere sedici anni Nicolino si trasferì a Bellizzi Irpino (allora era un Comune a sé oggi, invece, è una frazione del Comune di Avellino), dove venne ospitato dalla famiglia Ippolito, condizione che durerà per alcuni anni. Fu così presentato alle officine della S.I.T.A. di Avellino, dove venne assunto con la qualifica di apprendista meccanico. Iniziò, così, il suo percorso di formazione che lo predisporrà ai successi che saprà cogliere nel corso della sua vita. Le officine della S.I.T.A. erano ad Avellino in Via Colombo, di fronte al Distretto Militare (dove oggi sorge un parco). Nicolino, ogni giorno raggiungeva il posto di lavoro a piedi da Bellizzi. Nei locali di Via Colombo si prestava assistenza ai numerosi veicoli che garantivano il loro servizio collegando le più disparate zone della provincia irpina. Si revisionavano motori e cambi dei veicoli Fiat che formavano la flotta aziendale della S.I.T.A. irpina. Raramente tornava a Melito Irpino.
IL MATRIMONIO
L’undici marzo del 1951, Nicolino si sposò con Rosina Capasso. La giovane donna apparteneva ad una delle famiglie più in vista di Melito. Gennaro Capasso, papà di Rosina, possedeva una Fiat 508 (Balilla) quattro marce, due porte targata AV2340.
Da questa unione, che durerà per sempre, vennero alla luce Gennaro e Guglielmo rispettivamente nel 1952 e nel 1965.
Nel frattempo l’esperienza S.I.T.A. era terminata, ma Nicolino comunque riuscì a formarsi acquisendo a pieno titolo la qualifica di meccanico. Del resto c’erano nuove esigenze, una nuova famiglia nuove necessità.
IL SUD AFRICA
Verso la fine del 1951 decise di trovare lavoro in Sud Africa, raggiungendo la cittadina di Estcourt. A fare da gancio, come si usava, la prima sorella di Nicolino, Matilde. Restò in Africa per circa undici anni. In un primo momento lo raggiunsero anche la moglie e il piccolo Gennaro, che nel frattempo era nato. Ma la solitudine di Gennarino, che non aveva compagni con i quali giocare, e le complicanze della seconda gravidanza di Rosina, imposero il rientro in Italia di mamma e figlio. La multinazionale presso la quale lavorava Nicolino, la Masonite Africa Ltd., produceva masonite. L’origine inglese della ditta gli impose di frequentare corsi serali di lingua inglese (scritta e parlata) al fine di comprendere i carichi di lavoro redatti rigorosamente in lingua madre. Il suo ruolo in azienda era quello di meccanico destinato alla riparazione dei mezzi Fiat di cui disponeva l’azienda. Spesso veniva anche interpellato per risolvere grosse problematiche meccaniche legate al funzionamento delle macchine utensili destinate alla produzione della masonite.
GLI STATI UNITI d’AMERICA
Rientrò in Italia all’inizio degli anni sessanta. Con quanto era riuscito a mettere da parte costruisce, affianco casa, la sua officina, la prima a Melito. Era nella centralissima Piazza della Vittoria, nei pressi della Chiesa madre. Il ventuno agosto del 1962 l’Irpinia e il Sannio furono colpite, in serata, da due forti scosse di terremoto a distanza di dieci minuti l’una dall’altra. Da quel momento i melitesi progressivamente si spostarono da quella che fu chiamata Melito Vecchia a quella che oggi conosciamo come Nuova Melito. Questa migrazione fu imposta da un decreto del Presidente della Repubblica visto il terreno franoso su cui era stata costruita l’originaria Melito. Anche Nicolino, come tanti suoi concittadini, acquistò un lotto di terra all’interno del perimetro che delineava il futuro centro abitato della Nuova Melito, e dove ancora oggi esiste la nuova officina che ha chiuso l’attività nei primi anni del 2000.
Alla fine degli anni sessanta, l’amico Giovanni Caruso, emigrato in America già da quando era bambino, durante una vacanza estiva a Melito, esortò Nicolino a raggiungerlo oltre oceano, dove la sua passione e le capacità per la meccanica lo avrebbero sicuramente gratificato. Il giovane meccanico partì con Rosina e il piccolo Guglielmo per raggiungere gli Stati Uniti. Arrivarono nella città di Natick nello stato del Massachusetts a pochi chilometri da Boston. Il piccolo Guglielmo rimpatriò dopo pochi mesi, quando Rosina trovo lavoro.
Nicolino iniziò a lavorare presso una grossa concessionaria Fiat. In breve tempo diventò il braccio destro del capo officina. Negli anni successivi assunse egli stesso la qualifica di capo officina. In quel periodo erano ancora gli anni d’oro della Casa torinese, sia in Europa che in America. In particolare venivano apprezzate, anche oltreoceano, le versioni coupé e spider della 850, della 124 e della Dino (precisiamo Fiat) questa prodotta esclusivamente nelle versioni coupé e spider. Ma era anche il periodo fortunato della 131 berlina. Nella cittadina statunitense Nicolino era molto apprezzato, la sua formazione presso la S.I.T.A. di Avellino, l’esperienza fatta in Sud Africa gli consentirono di diventare un meccanico di riferimento per le maestranze della concessionaria. Questo gli consentì di raggiungere anche una vera e propria gratificazione economica, tanto da potergli consentire di pianificare il suo rientro in Italia nel 1972.
IL RIENTRO A MELITO IRPINO
Giunto nel paese natale riaprì l’officina che aveva costruito al suo rientro dal Sud Africa, ancora presente a Melito Vecchia, e iniziò ad edificare la futura officina nel terreno acquistato nel 1962 nella Nuova Melito. La sua officina sarà una delle ultime attività che lasceranno il paese vecchio. Nel 1980 sarà finalmente operativa la nuova officina. Della stessa struttura, ai piani superiori, facevano parte anche gli appartamenti destinati ai componenti della famiglia. Dunque, il sisma del 23 novembre del 1980 non li colse impreparati, l’attività meccanica era già fortemente avviata nella nuova struttura e pertanto non si ebbero grosse ripercussioni.
I clienti, nella nuova Officina Di Pietro, venivano divisi in due categorie. Quelli di serie A, erano sempre attenti alle necessità della propria vettura, seguivano accuratamente gli interventi da fare chiedendone notizie dettagliate. Questi erano anche quelli più esigenti, pretendevano il massimo dall’efficienza dalla propria automobile. Poi, quelli di serie B erano, invece, meno attenti, guidavano per necessità non per passione e varcavano la porta dell’officina solo a guasto avvenuto. Questi, i clienti di serie B, non avevano a cuore il perfetto funzionamento della propria automobile. Ma nonostante la distinzione, serie A o serie B, l’attenzione di Nicolino era alta e comunque rivolta verso ogni tipo di problematica.
Fra gli habitué dell’Officina era da annoverare Luigino Iannarone di Ariano Irpino che affidava a Nicolino la preparazione alle corse della sua GT dell’Alfa Romeo. Infatti, uno degli impegni dell’Officina era rivolto alla modifica delle testate. Fra gli attrezzi del mestiere aveva un posto di rilievo lo stetoscopio con il quale Nicolino poteva sincronizzare perfettamente le batterie di carburatori doppio corpo di cui in particolare erano dotate le Alfa Romeo; ma questo particolare attrezzo, che nel quotidiano era normalmente in uso ai medici, gli consentiva anche di capire lo stato d’uso dei cuscinetti del cambio e di risolvere difetti di scoppio e di accensione.
Molti e diversi i riconoscimenti ottenuti sul campo dall’Officina Di Pietro nei lunghi anni della sua attività. Diversi meccanici della zona si rivolgevano a Nicolino affidandogli l’elaborazione delle testate dei propri clienti. Ma c’erano anche clienti che venivano da lontano (anche da Napoli) per mettere a punto la propria auto.
Oggi sono diversi i meccanici che operano nella zona e che si sono formati presso l’Officina Di Petro. Fra gli altri vanno ricordati Caruso Benedetto e Rubino Antonio ciascuno titolare delle due officine meccaniche presenti a Melito Irpino; ancora Marco Graziano con la sua officina al bivio di Sturno.
Nicolino Di Pietro, concludendo l’intervista, ci ha racconta che nella vita si è sempre sacrificato, accontentandosi di poco, quanto bastava per essere contento. Pioniere della meccanica per la sua Melito, si è sempre dedicato con passione alla tecnica, prima studiandola e poi applicandola: prima di mettere il cacciavite doveva sapere come era fatta quella vite e a cosa serviva. Ha sempre studiato le macchine e si è sempre aggiornato.
Ai giovani che intendono affrontare la “meccanica in officina” consiglia prima di ogni cosa di approfondire le proprie conoscenze per essere capaci di affrontare ogni tipo di problematica.
A novant’anni Nicolino ricorda perfettamente l’ordine di accensione dei motori Fiat, 153624 per il sei cilindri, 1342 per il quattro cilindri: lui ha avuto il coraggio e la determinazione di spiegarli da Avellino al Sud Africa, fino a raggiungere Boston proprio come oggi li ricorda a noi, che non possiamo che essere onorati di aver rappresentato la sua storia fatta di passione, meccanica e amore per la famiglia e la propria terra.
Eugenio Avitabile
Si ringraziano:
Nicolino Di Pietro di Melito Irpino (Av);
Gennaro Di Pietro di Melito Irpino (Av).
Ricerca storica già pubblicata su “Il Corsivo” Settimanale dell’Irpinia a cura dello stesso autore. Edizione cartacea Numero 7 Anno 2 del 13 febbraio 2016.






