Guido Iannaccone orefice in Avellino e il suo Maggiolino del 1960 ancora targato AV17737
LE ORIGINI
Il 1960 per la famiglia Iannaccone di Avellino, quelli della gioielleria sita in Piazza Centrale (oggi Piazza Amendola), fu un anno particolare. In quell’anno Giuseppe Iannaccone, titolare dell’omonima attività commerciale, decise di regalare una vettura nuova al figlio Guido. Si trattava di acquistare la prima automobile in famiglia, visto che Giuseppe non aveva mai guidato nonostante il fratello Nicola avesse posseduto diverse auto a partire dagli albori dell’automobilismo irpino. Fino ad allora sia per le gite fuori porta (dell’intera famiglia) che per le esigenze lavorative si erano sempre affidati al puntuale servizio di noleggio offerto da diversi operatori presenti in città. L’aspetto curioso della vicenda, almeno per allora, era rappresentato dal tipo di automobile scelta: una Volkswagen Maggiolino (tecnicamente il modello 113).
L’ACQUISTO DEL MAGGIOLINO DELLA VOLKSWAGEN
Giuseppe Iannaccone era sposato con Laura Cucciniello nata a Napoli se pur di famiglia avellinese. A Roma risiedeva Emma, una sorella di mamma Laura, sposata Mastandrea. In occasione di una gita nella Capitale, nei primi mesi del 1960, Guido manifestò ai cugini romani l’intenzione di acquistare un’auto nuova. Giovanni Mastandrea (medico e professore universitario), con qualche anno più di Guido, gli consigliò di acquistare un Maggiolino della Volkswagen, per le sue particolari qualità di robustezza e affidabilità. Sempre durante la stessa vacanza, Guido ebbe modo di conoscere il Maggiolino vedendone “sfrecciare” uno per le strade di Roma, di colore marrone con il doppio lunotto posteriore, caratteristica quest’ultima del modello precedente a quello che poi avrebbe acquistato.
In quel periodo l’importatore per l’Italia del Marchio tedesco aveva sede a Bologna, mentre ad Avellino non era presente una concessionaria ufficiale Volkswagen.
Guido inviò una richiesta scritta a Bologna per l’acquisto di un Maggiolino nuovo. L’importatore italiano rispose segnalando la presenza di una concessionaria ufficiale a Salerno, quella di Del Priore.
La famiglia Iannaccone era vincolata agli orari della gioielleria e, pertanto, papà Giuseppe, telefonicamente, chiese un appuntamento in concessionaria per una domenica mattina. A ricevere l’intera famiglia un dipendente della concessionaria, gentilissimo, che diede la sua disponibilità nonostante l’intervento chirurgico a cui era stato sottoposto pochi giorni prima. La concessionaria si trovava nella periferia di Salerno e nel salone erano presenti diverse vetture nuove che proponevano i diversi allestimenti della “macchina del popolo”. La prima auto proposta dal venditore fu un Maggiolino con tetto rigido apribile (non la versione cabriolet) che convinse Giuseppe ma non il figlio Guido. Si optò, quindi, per una versione chiusa, anch’essa disponibile nell’autosalone. La stessa domenica l’auto fu pagata in contanti per l’intera cifra di 1.050.000 Lire. La vettura scelta era arrivata in Italia il 3 maggio dello stesso anno attraversando (burocraticamente) la Dogana di Bologna. Il numero di telaio 113*3021388* fu immatricolato dalla Concessionaria di Salerno presso gli Uffici della Motorizzazione di Avellino il 3 luglio prendendo il numero di targa AV 17737 (ancora oggi lo stesso presente sulla vettura). Il giovane orefice, pur avendo residenza ad Avellino, aveva potuto acquistare l’auto presso la concessionaria di Salerno perché la provincia irpina era sprovvista di un riferimento ufficiale Volkswagen. Infatti, allora esisteva un protocollo abbastanza rigido secondo il quale la concessionaria, strettamente collegata al territorio, poteva vendere automobili ai soli residenti nella provincia di propria competenza.
IL MAGGIOLINO TARGATO AV17737 ARRIVA AD AVELLINO
Guido aveva preso la patente alcuni anni prima presso l’autoscuola Pastena che ad Avellino aveva sede all’inizio di Viale Italia: da allora aveva guidato occasionalmente vetture da noleggio (senza autista), prevalentemente la Fiat 600.
Pochi giorni dopo l’acquisto del Maggiolino (presumibilmente sabato 9 luglio 1960) Guido, nel primissimo pomeriggio, accompagnato da un affezionato cliente dell’oreficeria, maresciallo di Finanza, partì a bordo di un pullman per Salerno dove ritirò la fiammante automobile. All’uscita dalla concessionaria, presso un distributore Esso alle porte della città marinara, fece il pieno di carburante per poi partire alla volta di Avellino. All’arrivo nell’allora Piazza Centrale (oggi Piazza Amendola), davanti all’attività di famiglia, il Maggiolino venne accolto fra lo stupore degli avellinesi, alcuni dei quali non condivisero l’acquisto di una macchina estera e, per giunta, dalle forme così particolari.
Sin dalla prima notte la Volkswagen fu “alloggiata” nel garage di famiglia in Via Triggio, mentre la successiva manutenzione di routine fu affidata all’officina di Gastone Basagni operativa ad Avellino in Via Partenio.
Dall’arrivo dell’auto nuova cambiarono le abitudini della famiglia Iannaccone che si libererò della schiavitù del noleggio di auto con o senza autista.
La prima uscita ufficiale con la famiglia al completo fu, il 2 ottobre del 1960, alla volta di Castellammare di Stabia (Na) per raggiungere il convento della Madonna della Libera dove risiedeva il loro amico Padre Paolino da Nola, cappuccino, (alla fine degli anni cinquanta era ad Avellino presso il convento di Santa Maria delle Grazie) che benedì l’auto. Durante quella gita Giuseppe incoraggiò il figlio nella guida esortandolo a camminare dicendo “scappa, scappa”, ma Guido era naturalmente dotato della giusta prudenza, qualità che ha sempre conservato.
Giuseppe riuscì a godersi poco il Maggiolino perché scomparve nel novembre dello stesso anno lasciando a Guido la responsabilità dell’attività commerciale di famiglia.
GUIDO IANNACCONE GIOIELLIERE
La passione per l’antiquariato portava il giovane Guido Iannaccone a spostarsi frequentemente verso Firenze e Milano. Fu la madre Laura, che responsabilizzandolo sul futuro della gioielleria lo trattenne ad Avellino. Questa saggia decisione non impedì successivamente a Guido di trattare con successo anche importanti pezzi d’antiquariato.
L’attività della gioielleria ebbe origine con il nonno Nicola, quando l’attività di famiglia comprendeva anche parallelamente la vendita di tessuti: due locali adiacenti ma ben distinti, collegati da una porta interna di comunicazione.
Successivamente il papà Giuseppe portò avanti la sola attività della gioielleria e orologeria fino a quando a fine del 1960 Guido dovette dare inizio al nuovo corso della terza generazione di gioiellieri in Avellino, attività che ancora oggi trova continuità, sempre in Piazza Amendola, con il figlio di Guido, Giuseppe, espressione della quarta generazione.
Poco dopo la morte del padre, Guido ricevette da Bologna una proposta della Volkswagen che lo invitava ad aprire una concessionaria ufficiale ad Avellino. Il delicato momento di transizione generazionale lo portò a non tenere in giusta considerazione la notevole opportunità offertagli dalla Casa tedesca. Pochi anni dopo si concretizzò ad Avellino, in Viale Platani (oggi Viale Italia), un riferimento ufficiale della Volkswagen che solo successivamente, nella seconda metà degli anni sessanta, fu portato avanti da Giuseppe Benevento per poi arrivare fino ai giorni nostri.
IL MAGGIOLINO UN OTTIMO COMPAGNO DI VIAGGIO
Il Maggiolino, divenne per Guido un ottimo compagno di viaggio, soprattutto nell’assolvere impegni di lavoro.
La tradizione avellinese voleva che la Gioielleria Iannaccone fosse chiusa il venerdì pomeriggio. Questa pausa dai clienti era necessaria per consentire il riassortimento di gioielli da proporre in vendita presso gli affollati locali della oreficeria.
Così, Guido il venerdì ad ora di pranzo, prendeva il Maggiolino, a volte era accompagnato dal fratello Nicola, e partiva alla volta di Napoli, per raggiungere la zona degli Orefici nei pressi dell’Università sita in Corso Umberto. Compagno di viaggio era, talvolta, anche il fido cane Angrif, un magnifico esemplare di pastore tedesco. La particolare attività svolta da Guido imponeva anche la compagnia di un’arma da fuoco, fortunatamente esibita quale deterrente solo due volte nel corso degli anni, senza, peraltro, mai aver sparato un colpo. Quindi, fedele compagna fu anche una Smith & Wesson calibro 38 special acquistata a Firenze, quando prese il porto d’armi a ventuno anni, mentre il padre, dopo la sua morte, gli lasciò una Browning calibro 7 e 65.
Il rischioso dell’approvvigionamento di gioielli a Napoli, a fronte di pagamenti eseguiti in contanti, vedeva il Maggiolino parte attiva. Infatti, l’auto veniva parcheggiata nei vicoli degli orefici, mentre nel cofano (anteriore) erano stipate delle scatole confezionate con carta intestata dei negozi di oreficeria napoletani (zona orefici) prudentemente riempite di chiodi di acciaio, mentre i gioielli erano tenuti nelle diverse tasche degli indumenti personali indossati dal diabolico Guido. Tutto questo era necessario per vanificare eventuali possibili rapine. I ricordi e la gratitudine vanno ad un operaio, Ciro Landolfi, che lavorava a Napoli in Via Saverio Bardolini (zona Orefici) che in alcune circostanze consigliava a Guido di attendere prima di uscire dal negozio vista la presenza in strada di loschi individui.
Il Maggiolino, che in cinquant’anni di attività, ha percorso oltre un milione di chilometri è sempre riuscito ad assecondare anche la passione per l’antiquariato del nostro Guido. Infatti, montando il portapacchi, accessorio fornito all’epoca, la piccola berlina tedesca ha saputo sempre cavarsela anche a pieno carico negli innumerevoli viaggi a Bagnoli Irpino (Av) e a Montella (Av) alla ricerca di pregiati pezzi di antiquariato.
Fino a qualche anno fa capitava spesso, per le strade di Avellino, di vedere ancora in circolazione “il Maggiolino” con don Guido Iannaccone alla guida proprio come avveniva nel lontano 1960.
Per chi non era di Avellino poteva sembrare un appassionato che guidava la propria auto storica. Invece, per chi era di Avellino si trattava di un normalissimo Maggiolino che continuava imperterrito, da oltre cinquant’anni, a rendere i propri servigi a quel “giovanotto” di novant’anni che nel 1960, andando controcorrente, l’aveva scelto.
Certo è, che anche l’Irpinia ha avuto e continua ad avere il suo Maggiolino tutto….
Eugenio Avitabile
Si ringrazia Guido Iannaccone di Avellino.
Ricerca storica già pubblicata su “Il Corsivo” Settimanale dell’Irpinia a cura dello stesso autore. Edizione cartacea Numero 27 Anno 1 del 17 ottobre 2015.
11 maggio 2026 – Contributo di Giuseppe Iorio di Avellino
Che fine ha fatto il Maggiolino di Guido Iannaccone ?
Ricordo che era un piccolo sogno, parlai con lui stesso almeno 20 anni fa mentre lo esponeva ad Atripalda.
Ricordo che mi raccontò un aneddoto su una modifica che si ricordava di non aver chiesto: si poteva inserire una chiave sotto il cruscotto ma non si sa se era un sistema di sicurezza o cosa.
Mi invitò pure a casa sua a vedere le sue “opere”, non ricordo se era diventato un pittore o che a livello amatoriale, non ci andai mai.
Eppure spesso volevo entrare in gioielleria per provare a comprare il Maggiolino, che sicuramente non mi avrebbe mai dato. Fatto sta, poi ne ho comprato uno identico, è sempre stato un mio pallino.









