La Lancia Artena di Amerigo Picariello di Avellino
LE ORIGINI
Nel 1904 Giovanni Picariello di Avellino attraversò l’Oceano per arrivare a Boston in cerca di fortuna. Come vedremo, non si trattava di uno dei tanti emigranti, ma di un giovane affascinato dalle tecnologie d’avanguardia già presenti nel nuovo continente. Infatti, rientrò in Italia nel 1907, per acquistare delle proprietà e sposarsi con Ermenelgilda Spagnuolo di Capriglia Irpina (Av). Giovanni subito dopo il matrimonio ripartì per le Americhe, mentre la moglie era in attesa del primogenito, Amerigo, che vide la luce nel settembre del 1908 durante la sua assenza. Rientrò definitivamente ad Avellino nel 1912 dopo aver acquisito importanti nozioni sulle moderne macchine a motore per l’agricoltura già in commercio in America.
Nel 1912 nacque il secondogenito Clemente, successivamente meglio conosciuto come Don Clemente, prima parroco di Summonte (Av) e poi parroco della Chiesa di Santa Rita ad Avellino. Nel 1916 vide la luce il terzogenito Mario, più tardi meglio conosciuto come Don Mario Picariello, per oltre quarant’anni parroco del Duomo di Avellino (scomparso nel 2004).
Al rientro in Italia l’attività intrapresa da Giovanni, e poi anche dal figlio Amerigo, si basava fondamentalmente sul commercio di grano, dalla raccolta (fortemente automatizzata) nelle dorate valli dell’Alta Irpinia fino alla vendita nel locale di Avellino al Corso Vittorio Emanuele II. Materialmente questa attività (operativa fino a prima del secondo conflitto mondiale) si svolgeva nei locali che arriveranno fino al sisma del 1980, quando erano occupati dal negozio di scarpe Spatafora, adiacente alla pasticceria de Pascale.
La fiorente attività di famiglia subì una brusca frenata con le leggi dell’ammasso volute dal fascismo e che si attuarono nella prima metà degli anni trenta. Fra gli alimenti che vennero “ammassati” dal produttore per poi essere gestiti dai nascenti Consorzi Agrari c’era anche il grano. Questa circostanza portò alla definitiva chiusura dell’attività di vendita di grano in Corso Vittorio Emanuele II. Probabilmente a seguito di questa improvvisa e spiacevole situazione Amerigo, primogenito, decise di cambiare attività ponendo la sua attenzione verso la crescente richiesta del noleggio di auto: di certo acquisterà usata una berlina Lancia sei posti.
L’ACQUISTO DELLA LANCIA ARTENA
Amerigo Picariello si sposò nel 1933 con Maria Iandolo di Mercogliano (Av). La giovane sposa portò in dote una casa sita ad Avellino al Corso Vittorio Emanuele II, al civico 155, dove gli sposi andarono ad abitare. In quello stesso anno il valore dell’appartamento era di 33.000 Lire.
A tal riguardo è utile fare un paragone con la Lancia Artena che poi acquisterà Amerigo. Il prezzo dell’auto, richiesto dalla Concessionaria Renato Grillo di Napoli, quando l’acquistò nuova il notaio Giovanni Piccarini (primo proprietario dell’Artena), fu di 32.250 Lire. L’illustre professionista, nel 1932, al ritiro dell’auto versò solo 16.250 Lire. La restante parte rappresentò un “privilegio”, come si diceva allora (oggi si direbbe finanziamento), del venditore che avrebbe recuperato 16.000 Lire attraverso 12 effetti (oggi si direbbero rate) da 1.333,30 Lire, regolati a partire dal 1° luglio 1932 fino al 1° giugno 1933. Dunque, nel 1932, un’Artena nuova di fabbrica costava quanto un appartamento al Corso Vittorio Emanuele II di Avellino.
L’Artena fra le vetture prodotte da Vincenzo Lancia non era il top di gamma: il listino partiva dalla piccola Augusta, si passava poi all’Artena, ancora l’Astura per poi arrivare alla favolosa Dilambda. Tutte automobili allora realmente all’avanguardia relativamente alle vetture offerte della concorrenza.
Il notaio finì di pagare la sua Lancia nell’aprile del 1934.
Il 18 giugno del 1937, la stessa Artena venne acquistata da Amerigo, diventando una delle vetture più in vista in Avellino città.
La scelta di questa vettura, anche se comprata usata con solo cinque anni di vita, non fu casuale. Si trattava di un’automobile dalla meccanica raffinata, con un’eleganza fuori dal comune. Del resto l’attività del commercio di grano portata avanti dalla famiglia Picariello aveva sempre prediletto l’acquisto di macchinari da lavoro all’avanguardia, una scelta vincente che sicuramente condizionò la scelta della particolare vettura acquistata da Amerigo. Infatti, la prima mietitrebbiatrice meccanica in Irpinia fu opera della stessa famiglia che non aveva mai perso di vista la tecnica d’avanguardia degli americani. Inoltre, il trasporto di grano, che veniva convogliato presso la sede di Avellino, utilizzava camion, che negli anni venti avevano la trasmissione a catena. Con questo tipo di trasmissione la discesa dei camion nel tratto di strada di Calore (anche per i veicoli di oggi molto insidiosa) veniva affrontata tenendo a portata di mano un cuneo (zeppa) di legno: nel caso di rottura dei freni la “zeppa” veniva utilizzata per bloccare la trasmissione a catena.
L’ARTENA FU NASCOSTA
Prima della seconda guerra mondiale Amerigo e Maria andarono ad abitare sempre ad Avellino in Via Casale, non avendo più l’attività della vendita di grano al Corso Vittorio Emanuele II. Durante la guerra si spostarono in campagna, sempre ad Avellino in Contrada Chiaira, proprietà ancora oggi intatta nel perimetro catastale ed appartenente ancora ai discendenti della stessa famiglia.
La villa che ancora oggi vediamo antistante il supermercato Conad, lungo la Strada Variante, era al confine con la proprietà Picariello. Nel 1943, prima dell’arrivo degli americani, questa struttura era occupata dai tedeschi, se non si trattava di una postazione contraerea certamente si trattava di una postazione di avvistamento, nei confronti degli americani che avanzavano da Salerno verso Avellino. Nonostante la zona fosse continuamente movimentata dalle truppe tedesche prima alleate e poi nemiche si viveva tranquillamente. Addirittura, sempre nel 1943, i tedeschi presenti in zona chiesero a Giovanni, padre di Amerigo, se potevano mangiare alcune delle nocciole che erano cadute dagli alberi. Da parte delle truppe tedesche non ci furono incursioni o razzie di generi alimentari che naturalmente erano presenti nelle nostre campagne. Durante i raid degli aerei americani i soldati tedeschi andavano a nascondersi fra le “ceppaglie” che delineavano i confini delle due proprietà. La rispettosa convivenza con i tedeschi lungo le linee di confine della proprietà Picariello finì improvvisamente quando dalla sera alla mattina sparì ogni traccia di loro compresa l’attrezzatura militare.
La caduta di Benito Mussolini quale capo di governo, trasformò i tedeschi da alleati in nemici. Quindi, anche per la Lancia Artena di Casa Picariello giunse il momento di essere messa al sicuro. La vettura raggiunse i possedimenti di famiglia a Contrada Chiaira per essere nascosta sotto un pagliaio, quest’ultimo occultato dietro una montagna di fascine.
I bombardamenti del settembre 1943 interessarono anche la sede vescovile di Avellino, allora in Via Seminario nelle adiacenze del Duomo. Monsignor Bentivoglio, vescovo di Avellino, riuscì miracolosamente a liberarsi dalle macerie. Fu soccorso da una camionetta di soldati tedeschi di origine austriaca, cattolici: questi si misero a disposizione del prelato in evidenti difficoltà. Monsignore, chiese di essere accompagnato presso la famiglia Picariello a Contrada Chiaira. Quando Amerigo vide i militari tedeschi al cancello principale della sua proprietà pensò che erano andati a requisire l’Artena a seguito di una soffiata. La presenza di Bentivoglio fece subito allontanare quella improvvisa e dolorosa certezza. I tedeschi non scoprirono l’auto, lascarono il prelato e andarono via.
LA VENDITA DELL’ARTENA
Scampato il pericolo tedesco e dopo l’arrivo degli americani, Amerigo rimise in circolazione l’Artena. Il collegamento tra il centro città e la tenuta di Contrada Chiaire era insidioso e quindi la macchina durante la notte veniva ricoverata nel cortile di uno dei palazzi di C.so Vittorio Emanuele II (oggi diremmo nei pressi dell’angolo con Via Cassitto). Con l’arrivo degli americani si manifestò il triste fenomeno del mercato nero: si commerciava illegalmente di tutto.
L’Artena durante una delle notti a cavallo della fine del 1944 e dell’inizio del 1945 fu derubata degli pneumatici, ad opera di malviventi che li misero in vendita sul mercato nero. Sembrerà strano, ma Amerigo, non riuscendo a trovare pneumatici nuovi o usati per la sua Lancia, fu costretto a vendere l’auto.
Il ventidue gennaio del 1945 riportò la destinazione d’uso da noleggio a privato e contestualmente vendette l’Artena a Giuseppe Rocchetta di Avellino al prezzo di 46.000 Lire, secondo il nuovo corso della moneta nazionale.
La foto pubblicata a margine riprende Amerigo Picariello accanto alla sua Lancia. Possiamo ragionevolmente presumere che la foto sia stata scattata nella seconda metà del 1937. La vettura è rappresentata nel suo massimo splendore ancora perfetta dopo cinque anni di attività al servizio del precedente proprietario. La tenuta di Amerigo, molto curata, è tipica di chi a quel tempo guidava auto da noleggio: stivali, pantalone a gambe larghe, giacca e cravatta. Del resto era l’automobile utilizzata dal podestà, dal vescovo e dalla nobiltà avellinese. La presenza di tendine la rendevano molto riservata, mentre i merletti e i portafiori presenti ne rendevano esclusivi gli interni. Le ruote si presentavano infangate a seguito della percorrenza su strade di campagna. La foto potremmo ragionevolmente presumere che sia stata scattata ad Avellino nei pressi di Villa Amendola (Via Due Principati).
Eugenio Avitabile
Ricerca storica già pubblicata su “Il Corsivo” Settimanale dell’Irpinia a cura dello stesso autore. Edizione cartacea Numero 20 Anno 1 del 29 agosto 2015.




