Nicola Corbo di Pratola Serra e la sua Meccanica d’Oltre Frontiera

Dall’Officina Meccanica di Gigliuzzo di Avellino alla rettifica di precisione Baumann in Svizzera per poi tornare ad Avellino con la sua officina meccanica di Via Guarini, un esempio per le nuove generazioni.

LE ORIGINI

Nicola Corbo, classe 1932, nasce a Pratola Serra, come vedremo, la passione per la meccanica lo porterà negli anni, a più riprese, ad allontanarsi dal paese natale, dove ritornerà stabilmente all’inizio degli anni sessanta. Terzo di otto figli, quattro femmine e quattro maschi, ha svolto attivamente, al fianco del padre Fiorentino Corbo (Carabiniere a cavallo), il ruolo che competeva al primo dei figli maschi. Il nonno Nicola (del quale porta il nome) durante il primo conflitto mondiale fu gravemente ferito alla mascella. Riuscì ad intercettare la pallottola diretta al suo Generale, salvandogli la vita. Fu, così, decorato con medaglia al merito e gli fu affidato dal Governo, come avveniva allora per gli invalidi di guerra, una rivendita di tabacchi. Allora a Pratola Serra erano quattro le rivendite di tabacchi, due in paese e altre due nelle vicine frazioni. Il giovane Nicola si accostò alla meccanica sin da adolescente. Non ancora quattordicenne già riparava biciclette e moto nel suo paese, fu questo il primo approccio che gli consentì di assecondare concretamente la sua passione per la tecnica. In quel periodo Zio Antonio (Corbo) aveva una distilleria ad Arcella, zona Ponte Sabato, produceva liquore anice lavorando la vinaccia. Questo zio possedeva una Balilla (nel corso degli anni ne cambierà diverse) la cui manutenzione era affidata al meccanico “Gigliuzzo” che aveva l’officina ad Avellino nei pressi di Piazza Macello dove oggi si trova la rotonda. Due erano i fratelli “Gigliuzzo”, ciascuno aveva la propria attività a pochi metri di distanza l’una dall’altra. Uno dei due fratelli era meccanico mentre l’altro era elettrauto. In occasione di una delle manutenzioni alla Balilla (Fiat 508), Zio Antonio presentò il giovane nipote a Gigliuzzo (meccanico), che lo prese a lavorare quale apprendista. Trascorse, così, un anno difficile durante il quale Nicola “guardava” ed imparava, ma comprava e studiava anche libri che risultarono molto utili alla sua formazione. In effetti in quel periodo, alla fine degli anni quaranta, pochi erano i meccanici presenti ad Avellino, ciascuno era legato ad un proprio modo di fare, ad una propria personalità. Non sempre i grandi maestri mettevano a completa disposizione dei propri apprendisti la loro grande esperienza e competenza, per certi aspetti erano gelosi della propria professionalità.  

LONTANO DA PRATOLA SERRA

A vent’anni Nicola decise di andare a lavorare fuori. Fu fermato alla frontiera con la Francia: non aveva un contratto di lavoro e non aveva parenti in quella nazione, quindi non aveva alcun valido motivo che gli consentisse l’accesso. Ritornò a Pretola Serra. Nel 1956 decise di andare in Svizzera. Ma vista l’esperienza francese, prima di partire aveva già in tasca un contratto di lavoro. Il suo paesano Carmine Capozzi prima della partenza gli procurerò un lavoro presso una fabbrica di manufatti meccanici di alta precisione dove si realizzavano prevalentemente trapani. Nella valigia portò con sé un libro della Scuola Industriale del fratello Giacomo. Nella fabbrica di trapani lavorerà per poco più di un anno. Erano gli anni in cui l’Europa fu interessata dall’asiatica (1957 – 1960), un’influenza di origine aviaria. Nicola ricevette una lettera dal padre: la famiglia per intero era stata colpita dall’asiatica. Quel giorno, il pensiero della famiglia ammalata fece sbagliare Nicola nella realizzazione di una mensola di ghisa. Fu, quindi, raggiunto dal proprietario della ditta, aveva la sua stessa età, il quale non sentendo ragioni gli addebitò il costo della mensola. Nicola, viste le notizie provenienti da casa, rientrò a Pratola Serra. Tornato a casa si rassicurò sulle reali condizioni della famiglia, poi ritornò in Svizzera, essendo ancora in possesso dei documenti elvetici.

GLI ANNUNCI DI LAVORO SUI GIORNALI SVIZZERI

Allora il lavoro si trovava grazie agli annunci sui giornali. Si telefonava per un appuntamento e si era pronti per una nuova avventura. Le fabbriche erano dotate di segretarie che fungevano anche da interpreti, era l’unico modo per avere un rapporto chiaro fra le maestranze e gli operai. Nicola nel frattempo aveva acquisito la qualifica di tornitore, idoneità molto richiesta in quel periodo. Un annuncio, lo portò a lavorare in una fabbrica che produceva macchine utensili per falegnami, il proprietario si chiamava Neff. In quell’azienda era da poco andato via un operaio svizzero e il titolare ne approfittò per introdurre Nicola nel delicato mondo della rettifica. Doveva rettificare alberi dritti, nell’arco di un’ora imparò il mestiere, fra la meraviglia delle maestranze. Quando arrivavano gli italiani in Svizzera, c’era una certa diffidenza da parte delle aziende ad assumerli. Infatti, molti pur presentandosi come tornitori, rettificatori o meccanici generici non riuscivano a garantire gli standard minimi richiesti. In effetti, più che richiedere il “pezzo di carta” prontamente esibito dal candidato, le aziende chiedevano una prova di abilità attraverso la quale l’aspirante operaio esprimeva le proprie capacità professionali. Molto spesso nelle aziende si lavorava a cottimo, veniva garantito un salario base che prevedeva una produzione minima di manufatti, mentre il salario poteva anche aumentare proporzionalmente al numero di pezzi realizzati. Esisteva un’altra consuetudine molto diffusa, quella delle note personali. I più bravi, sempre contesi dalle migliori aziende, potevano contare su note di preferenza, avvolte scambiate anche telefonicamente fra le aziende. Il particolare carattere di Neff, sempre scontroso ogni lunedì mattina, fece presto incrinare i rapporti con Nicola che tornò nuovamente in Italia.

IL MATRIMONIO A PRATOLA SERRA

Ma questa volta, nel 1958, per Nicola fu l’occasione di convolare a nozze con Fiorentina Alfano di Pratola Serra, dal cui matrimonio nacquero Fiorentino (1959 – Svizzera), Celestina (1964 – Pratola Serra), Antonio (1965 – Pretola Serra) ed Edda (1968 – Pratola Serra). Dunque, nel 1958 le esigenze di Nicola cambiarono e subito dopo il matrimonio ritornò in Svizzera per dare inizio al più proficuo e gratificante periodo trascorso all’estero: sarà l’ultimo prima del rientro definitivo in Italia. Lavorerà presso le fonderie Baumann di Suhr, ancora nel cantone tedesco. Un’imponente impresa che vedeva la realizzazione di pezzi meccanici di alta precisione dalla fonderia fino alla rettifica. In quel periodo sarà scelto anche per la realizzazione di dodici manufatti di altissima precisione destinati a scopi nucleari per la produzione di energia. Nicola diventò un punto di riferimento per i giovani che entravano a far parte dell’azienda e che potevano formarsi grazie al suo insegnamento. La stessa azienda si preoccupò di trovare un alloggio che consentisse alla moglie di raggiungerlo in Svizzera. Quando Nicola manifestò, alle maestranze della ditta la volontà di ricongiungersi con la moglie, fu lo stesso titolare dell’azienda che lo accompagno nella scelta dell’alloggio che lui riteneva più appropriato alle sue esigenze. Il 9 settembre del 1963 si congederà da questa esperienza per ritornare in Italia, il suo sogno era quello di rientrare in patria per aprire in proprio una rettifica. Ma questa è altra storia che racconteremo prossimamente.

Eugenio Avitabile

Ricerca storica già pubblicata su “Il Corsivo” Settimanale dell’Irpinia a cura dello stesso autore. Edizione cartacea Numero 15 Anno 2 del 09 aprile 2016.

Si ringraziano
Nicola Corbo di Pratola Serra (Av);
Antonio (Nino) Corbo di Pratola Serra (Av).

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